Filosofia della religione

Il mio Dio e il tuo Dio si conoscono realmente? La sfida delle società pluraliste alla religiosità confessionale

Progetto di ricerca coordinato da Daniele Bertini*

Descrizione

 
Secondo la concezione tradizionale la vita religiosa degli individui è normalmente determinata dall’appartenenza confessionale a una qualche chiesa. Credere in Dio e comportarsi (più o meno) coerentemente a tale credenza significa, infatti, accettare il valore (assolutamente) normativo di un determinato insieme di proposizioni perchè la verità di esse è, dal punto di vista dell’esperienza del soggetto credente, immediatamente accessibile, o comunque confermabile, nell’esercizio delle pratiche rituali e cultuali della comunità religiosa di appartenenza.
La pluralità religiosa che caratterizza le società contemporanee pone una sfida radicale a questa concezione tradizionale: mai come oggi la mobilità transnazionale degli individui rende esplicito il fatto che la sottoscrizione delle credenze di un sistema religioso confessionale sia resa problematica dalla incompatibilità logica e pratica di tali credenze con quelle di altri sistemi confessionali. Ossia, se persone in egual modo autenticamente credenti divergono circa le proprie opinioni su un medesimo problema religioso, e tale divergenza presuppone che una sola delle posizioni in campo sia quella corretta, come decidere, dato il disaccordo, quale fra esse sia la credenza vera e giustificata?
La teologia delle religioni affronta il problema del confronto fra i diversi punti di vista secondo l’opposizione dialettica di rivelazione-inculturazione. Si sostiene: Dio si rivela pienamente nella rivelazione che da origine a una religione positiva, ma la fede che scaturisce da tale rivelazione è formalmente determinata dalla cultura che recepisce tale piena rivelazione. Di conseguenza, il conflitto fra credenze religiose incompatibili può essere generalmente caratterizzato in funzione di una seconda opposizione dialettica, quella di esclusivismo e inclusivismo: quando la rivelazione si ritiene pienamente realizzata solo per una inculturazione determinata, il conflitto fra credenze religiose può essere risolto unicamente con l’accertamento della credenza vera in opposizione a quelle false. Al contrario, quando la rivelazione si ritiene pienamente realizzata per una inculturazione determinata perchè esplicitamente affermata (sebbene essa sia implicitamente accessibile per ogni altra inculturazione determinata), il conflitto fra credenze religiose può essere risolto con il superamento del conflitto stesso nell’accertamento della medesimezza del contenuto di verità delle credenze presuntivamente in conflitto.
Il mio proposito è discutere la dottrina esclusivista e inclusivista della diversità religiosa dal punto di vista del dibattito su realismo e antirealismo in filosofia della religione. Tale dibattito chiarisce, infatti, il problema posto dalla pluralità delle religioni alla comprensione tradizionale della vita religiosa degli individui, mostrando cosa significhi accettare un tale punto di vista sull’esperienza religiosa. A grandi linee, si può dire che il realista afferma, mentre l’antirealista nega, che le proposizioni religiose abbiano un valore di verità indipendente dalle pratiche rituali e cultuali connesse con l’appartenenza confessionale. Se il realista avesse ragione (a) solo una religione dovrebbe essere vera, mentre tutte le altre dovrebbero essere considerate false (così da conseguirne la necessità di una interpretazione esclusivista della religione vera); oppure (b) tutte le religioni sarebbero assolutamente vere, essendo ciascuna di esse una possibile inculturazione della verità. Di conseguenza, si avrebbe che la pluralità delle religioni avrebbe per conseguenza l’egemonia della religione vera su quelle false, oppure il disciogliersi di ciascuna tradizione religiosa in un terreno comune oltrereligioso. Al contrario, se l’antirealista avesse ragione ogni religione sarebbe falsa oppure vera, ma tale fatto non avrebbe alcun valore religioso intrinseco. Ne seguirebbe un superamento del problema religioso dal punto di vista speculativo, per una sua risoluzione in una posizione privata di ordine pratico.
Le tesi che intendo sostenere sono due. La prima è che l’antirealismo, per quanto molto compatibile con le esigenze pratiche delle società contemporanee, fallisce nel rendere pienamente ragione dell’esperienza religiosa, ponendo fra parentesi la pretesa cognitiva implicita in ogni confessione di fede; come l’esito nichilistico dell’antirealismo rispetto al tema del pluralismo, della rivelazione e della inculturazione mostra con evidenza. La seconda è che un realismo declinato nel senso dell’affermazione di (b) costituisce il punto di vista più equilibrato, penetrante e fenomenologicamente giustificato per comprendere l’esperienza religiosa.
 
 
Il percorso è scandito attraverso otto tappe, con una scadenza mensile a partire da febbraio 2013, come previsto dal prospetto generale.
 
Qui sotto il programma dellle singole sedute seminariali organizzate, in cui si trovano la descrizione di ciascun seminario e i materiali utili alla preparazione dello stesso: 
 
Prima seduta, 13 febbraio 2013 dalle 09.15 alle 12.30:
 
Seconda seduta, 12 marzo 2013 dalle 14.30 alle 18.00:
Terza seduta, 9 aprile 2013 dalle 14.30 alle 18.00:
Varietà di esclusivismi

Quarta seduta, 7 maggio 2013 dalle 9.15 alle 12.30:
Varietà di esclusivismi 2

Quinta seduta, 6 giugno 2013 dalle 14.30 alle 18.00
Dibattito sull’esclusivismo

Sesta seduta, 30 settembre 2013 dalle 9.15 alle 12.30
La tesi pluralista sulla diversità religiosa

Settima seduta, 6 novembre 2013 dalle 14.30 alle 18.00
La tesi pluralista sulla diversità religiosa II

Ottava seduta, 4 dicembre 2013 dalle 14.30 alle 18.00
Pluralismo ed espressività delle credenze

 
 
* Daniele Bertini (1973) ha conseguito il Diploma di Laurea in Filosofia Antica presso l’Università di Pisa e il Dottorato di Ricerca in Problemi Storico-Teoretici dell’Antropologia Filosofica presso l’Università di Parma. Attualmente è Cultore della Materia presso la cattedra di Storia della Teologia dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Si occupa di metafisica, epistemologia e filosofia della religione difendendo un punto di vista empirista e realista (diretto), e lavorando tanto in ambito analitico che continentale. Ha pubblicato libri sull’immaterialismo e sul Vangelo di Giovanni, oltre a numerosi articoli su riviste nazionali e internazionali. I suoi temi di ricerca riguardano l’esperienza religiosa, l’epistemologia della fede, l’immaterialismo e il platonismo, il libero arbitrio e il determinismo, la metafisica trinitaria e dell’Incarnazione.
 
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